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Avere buoni impiegati e riuscire a tenerseli è un compito arduo ed estremamente complesso per le imprese. Quantunque il talento debba essere un “must”, molte aziende sono spesso trascinate in una spirale di errori da cui non riescono a uscire. E quando questi errori sono all’ordine del giorno, i lavoratori migliori, spesso, sono coloro che abbandonano la nave per primi.

Quando le imprese si lasciano scappare i loro migliori lavoratori è perché non riescono a inculcare loro il “virus” dell’”engagement” e sprovvisti di questo, gli addetti sono disposti a cercarlo, logicamente, altrove. Se si vuole evitare che i propri migliori impiegati rimangano vittime della cosiddetta sindrome di “brownout”  bisogna evitare ad ogni costo gli errori che INC ha raccolto qui di sotto.

Imporre un sacco di regole stupide

Nelle imprese le regole sono indispensabili però non si deve esagerare. Quando i lavoratori percepiranno come “Grande Fratello” chi li sorveglia in modo ossessivo, cercheranno, prima o poi di sfuggirgli.

Trattare tutti nella stessa maniera

Questa pratica può essere valida nella scuola, però nel mondo del lavoro è totalmente controproducente. Trattare tutti con equidistanza non è giusto per coloro che si sforzano più degli altri e genera frustrazioni fra i lavoratori migliori.

Tollerare il basso rendimento

Si dice che in una banda Jazz un solo componente cattivo può uccidere la reputazione dell’intera formazione, perché chi stona ruberà l’attenzione ai più bravi. Qualcosa di simile capita anche nel mondo del lavoro. Quando i capi si mostrano particolarmente permissivi con i lavoratori che non sono all’altezza.

Non riconoscere i meriti degli impiegati

Ricompensare i piccoli e i grandi meriti degli impiegati è estremamente importante per far sapere che i superiori prestano attenzione e sono al corrente dei loro sforzi.

Non curare le persone

Più della metà di chi lascia il suo posto di lavoro lo fa per il cattivo rapporto con il capo. Ragione in più perché le ditte equilibrino professionalità ed umanità nelle relazioni con i dipendenti. E’ estremamente importante che i dirigenti abbiano una certa empatia con i loro dipendenti e che vengano in loro sostegno nel momento del bisogno.

Non avere obiettivi chiari

Il lavoro duro che i capi richiedono ai loro dipendenti deve aver sempre un obiettivo. Se i lavoratori non lo conoscono si sentono demotivati e lo cercano altrove.

Impedire di perseguire le proprie passioni

Gli impiagati con talento sono pieni d’interessi e le imprese che non vogliono farseli scappare devono offrire loro la possibilità di seguire le proprie passioni. Lungi da ciò che credono molti capi, permettere ai dipendenti di andare incontro alle loro predisposizioni non è controproducente per la produttività bensì il contrario.

Avere cura del divertimento

Il divertimento, lo stesso che alcune imprese cercano di negare nel luogo di lavoro, protegge i lavoratori dalla sindrome di “brownout”. E proprio per questo Google e altre compagnie del mondo “techie” si prendono cura di procurare divertimento e intrattenimento per gli impiegati.

Aldo Ciana

Aldo Ciana

La noia uccide

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