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Il 14 dicembre i membri repubblicani della commissione federale statunitense sulle comunicazioni hanno votato per eliminare le norme che vietano ai fornitori di accesso a internet di discriminare tra i fornitori di contenuti, favorendo alcuni a scapito di altri.

La decisione ha sollevato grandi polemiche, perché cambierà profondamente il mondo in cui funziona la rete. Oggi i fornitori di accesso, che spesso sulle loro reti vendono anche i contenuti, non possono favorire i loro prodotti rispetto a quelli della concorrenza, per esempio offrendo più banda, ne possono impedire l’accesso di aziende o privati alla rete per ragioni commerciali, politiche, religiose o morali. questa regola, nota come “neutralità della rete”, è un vantaggio per gli utenti, che non devono pagare di più per far caricare certi contenuti. E’ anche positiva per la concorrenza e l’innovazione, perché le aziende che sono già sul mercato non possono discriminare quelle che vogliono entrarci. Ed è un bene per la libertà di espressione e la democrazia, perché non è possibile mettere un veto sui contenuti.

Nel 2015 Barack Obama aveva approvato una legge per tutelare la neutralità della rete. Nel 2016 anche l’Unione Europea si è data una norma che impedisce agli operatori di restringere l’accesso ai contenuti. anche se la neutralità della rete non ha impedito una preoccupante concentrazione aziendale, ed ha comunque permesso la nascita di nuove piattaforme servizi a cui è possibile accedere indipendentemente dall’operatore usato.

Questo principio democratico è minacciato dal presidente statunitense Donald Trump, che come al solito favorisce l’interesse di poche aziende a scapito dei cittadini e dei consumatori, con un disprezzo assoluto per il resto del mondo. La sua iniziativa danneggerà la concorrenza, l’innovazione, l’accesso a internet non solo negli Stati uniti, ma a lungo termine anche nel resto del mondo, che potrà fare ben poco per contrastare il predominio delle aziende americane.

Aldo Ciana

Aldo Ciana

La noia uccide

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